una serie di indicatori ambientali, ovvero di tematiche pił significative di cui Arpa
si occupa per raccontare periodicamente lo stato di salute dell'ambiente in Umbria

Scarichi civili

[Novembre 2014]

Gli scarichi di acque reflue urbane figurano tra i fattori di pressione più rilevanti per i corpi idrici. Con l’espressione acque reflue urbane si intendono le acque di scarico di origine domestica, industriale o meteoriche che confluiscono nelle reti fognarie per poi raggiungere gli impianti di depurazione e, per questa via, i corpi idrici.

La Direttiva 91/271 CE impone l’obbligo del rispetto di specifici requisiti di performance sia per quanto riguarda i sistemi fognari, sia per quanto riguarda i sistemi di depurazione; per questi ultimi l’efficacia del trattamento, misurata periodicamente attraverso uno specifico monitoraggio con frequenze stabilite dalla legge, deve essere accompagnata da una capacità depurativa e da una tecnologia adeguate alla “sensibilità” dei corpi idrici recettori e alla dimensione degli agglomerati.

 

La situazione degli agglomerati in Umbria

Per agglomerato si intende un’area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente concentrate da rendere possibile la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento o verso un punto di scarico finale.

Gli agglomerati sono suddivisi in base alla loro dimensione, calcolata in abitanti equivalenti (a.e.). Per quelli di consistenza superiore a 2.000 a.e., in particolare, vige l’obbligo del rispetto di specifici requisiti di copertura fognaria e di capacità depurativa, obbligo soggetto a verifica di conformità da parte della Commissione europea, pena specifiche sanzioni.

In Umbria appartengono a questa classe dimensionale 38 dei 1.314 agglomerati individuati in totale.

La situazione di tali agglomerati è nel complesso positiva, sia per quanto riguarda l’efficienza dei sistemi fognari che di quelli di depurazione, con un trend che risulta positivamente condizionato dai progetti posti in essere a livello regionale per far fronte alle criticità riscontrate dalla Commissione europea e dalle modifiche introdotte dalla DGR 423/2012, che hanno operato una revisione delle aree sensibili (ovvero i bacini dei corpi idrici eutrofizzati o esposti a eutrofizzazione che richiedono interventi di tutela soprattutto in relazione al contenimento e all’eliminazione di fosforo e/o azoto).

In particolare, sul fronte dei requisiti di copertura fognaria tutti gli agglomerati di dimensione superiore a 2000 a.e. risultano ormai conformi. Per ciò che riguarda invece la depurazione, risultano conformi 25 agglomerati sui 38 complessivi con un trend in miglioramento negli ultimi anni.

Il quadro degli agglomerati umbri è in fase di revisione in occasione dell'aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque della Regione Umbria, pertanto i requisiti di performance del sistema fognario depurativo dovranno essere aggiornati a partire dal 2015.

 

Fig. 1 – Cause di non conformità

 

Il controllo sui depuratori

Come detto, nel quadro della conformità degli agglomerati o dei sistemi fognari, un elemento di particolare importanza è rappresentato dal controllo della funzionalità dei sistemi di depurazione, attraverso le analisi allo scarico svolte da Arpa di una serie di parametri significativi, fra i quali il BOD5 (Biochemical Oxygen Demand, che misura la quantità di ossigeno richiesto dai microrganismi aerobi per assimilare e degradare la sostanza organica biodegradabile presente nelle acque), il COD (Chemical Oxygen Demand, che rappresenta la richiesta di ossigeno totale necessaria per ossidare chimicamente – e non tramite microrganismi - tutte le sostanze ossidabili, organiche ed inorganiche, presenti nell’acqua), i solidi sospesi totali (ovvero tutte quelle sostanze indisciolte che possono essere costituite da una vasta gamma di materiali differenti per dimensione, natura e caratteristiche) nonché il fosforo totale che, insieme all’azoto, rappresenta il parametro chiave per la valutazione dello stato trofico di un corso d’acqua.

A novembre 2014 i depuratori di acque reflue urbane autorizzati allo scarico sono 364, 338 dei quali recapitano in corpo idrico superficiale e 26 sul suolo.

In attuazione della normativa nazionale ed europea, i depuratori umbri per i quali vige l’obbligo del controllo sono 81: 67 presentano potenzialità superiore a 2.000 a.e., mentre 14, seppur di potenzialità inferiore a 2.000 a.e., sono a servizio di agglomerati di dimensione superiore a 2.000 a.e..

I controlli effettuati da Arpa e dai soggetti gestori degli impianti nel 2013 hanno evidenziato, per il parametro BOD5, la conformità della maggior parte degli impianti controllati (2 impianti non conformi su 69 controllati) e un trend in miglioramento rispetto al triennio di controlli precedente; in particolare nel 2012 erano state riscontrate 10 non conformità su 71 impianti controllati.

Per i parametri COD e Solidi Sospesi la situazione è ancora migliore, con un giudizio di conformità positivo per tutti gli impianti controllati tranne uno.

Per i 3 soli impianti recapitanti in area sensibile, per i quali la normativa stabilisce l’obbligo del rispetto dei limiti anche per i nutrienti, ovvero per fosforo e azoto, il giudizio di positività è risultato positivo per entrambi i parametri.

 

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Fig. 2 – Numero di non conformità di agglomerati e impianti di depurazione in Umbria nel 2013

 

Sugli impianti di depurazione che ricevono acque reflue industriali vengono ricercati anche specifici inquinanti potenzialmente scaricati in fognatura dalle attività produttive della zona (es.: metalli, solventi ecc.): su questo fronte sono state rilevate non conformità in 24 degli 86 impianti di depurazione controllati (nel 2012 erano 33 su 83 impianti). Le criticità rilevate sono principalmente collegate alle varie forme dell’azoto e in particolare all'azoto ammoniacale e, in minor misura, ai tensioattivi e alla tossicità dello scarico; i superamenti del parametro rame, seppur con valori prossimi al limite di legge, meritano attenzione in quanto sostanza pericolosa ai sensi del D.Lgs 152/06 . Nessuna criticità è stata rilevata nel 2013 per il fosforo totale (in impianti fuori dalle aree sensibili).

Fig. 3 – Numero di non conformità rilevate nell’analisi dei parametri aggiuntivi previsti per
gli impianti di depurazione che ricevono acque reflue industriali. Anni 2012-2013

 

Per quanto riguarda le sostanze pericolose individuate ai sensi della DGR 424/2012, le positività riscontrate negli scarichi dei depuratori sono in numero contenuto rispetto al volume dei controlli effettuati, e sempre risultate inferiori ai limiti di legge, tranne che nelle 4 analisi suddette per il parametro rame; molte sostanze rinvenute nel 2012 non sono state poi ritrovate nel 2013 nonostante siano state ricercate. Le presenze di sostanze pericolose non compromettono la qualità chimica delle acque, come si rileva dal monitoraggio delle sostanze di sintesi svolto nei corsi d’acqua regionali ai sensi del D.Lgs 152/06.

 

Fig. 4 - Numero di presenze rilevate nell’analisi delle sostanze pericolose negli impianti
di depurazione che ricevono acque reflue industriali. Anni 2012-2013

 

Il confronto tra i risultati dei controlli effettuati e i dati dei parametri chimici e chimico-fisici rilevati ai fini della valutazione della qualità ambientale dei corpi idrici recettori nello stesso anno lascia in alcuni casi ipotizzare una possibile correlazione tra lo scarico di acque reflue civili e alcune criticità rilevate nel corpo idrico per le forme azotate (in particolare per l’azoto ammoniacale), anche in virtù del fatto che talvolta lo scarico del depuratore civile rappresenta un’aliquota consistente della portata del corso d’acqua.

 

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